Reformation apre alle taglie curvy

Avete presente la moda Instagram? Tutte quelle foto di abitini estivi di ispirazione retrò e gusto francese, i prendisole a fiorellini, i wrap dress con le ruches, le vibrazioni California anni ’60? Avete presente tutte le volte che avreste voluto vestirvi in modo simile, avere la stessa aria effortlessly chic da mi-sono-messa-il-primo-straccetto-che-ho- trovato? E avete presente tutte le volte che avete cliccato sul link del brand e avete guardato sconsolate le opzioni di taglia: XS, S, M, a volte L ma solo per quelle alte 2 metri con le ossa grosse?

Ecco, le cose stanno cambiando. La casa di moda ecosostenibile Reformation ha finalmente allargato il suo range di taglie e da questa stagione propone una selezione di capi realizzati in collaborazione con la modella curvy Ali Tate Cutler che vanno dalla taglia 0 alla 22 (che corrisponde alla nostra 56). “Ci dispiace averci messo tanto tempo” hanno scritto su Instagram, e noi li perdoniamo perché… meglio tardi che mai (e quell’abitino rosso ci ha fatto perdere la testa immediatamente).

Nell’ultimo anno abbiamo ricevuto un sacco di commenti e richieste per un’offerta di taglie più inclusiva – e a ragione. Ovviamente non è giusto avere offerto i nostri vestiti solamente in un range di taglie limitato. Così oggi siamo davvero felici di lanciare una collezione primaverile disponibile fino alla taglia 56 / 3XL in collaborazione con Ali Tate Cutler.

 

Deliziosi, vero?

Se non conoscete Reformation ve lo dico subito: i prezzi non sono da catena low cost. Del resto niente di questo brand è da catena low cost, a partire dall’attenzione per l’ambiente e per i processi di lavorazione con il minore impatto possibile. L’industria della moda è la terza industria più inquinante al mondo e una di quelle che consumano più acqua. Produrre tessuti implica un grande utilizzo di acqua, energia, prodotti chimici dannosi e inquinanti come formaldeide, cloro, piombo, mercurio e altri metalli pesanti, sali alcalini e coloranti spesso tossici e cancerogeni. E questo ha un impatto importante sull’ambiente e sulla vita dei lavoratori*. Tutte cose a cui non pensiamo mentre indossiamo il nostro vestitino in poliestere a 19,90 ma di cui dobbiamo essere consapevoli. Sono la prima a non potermi permettere acquisti compulsivi a 150-250€ al capo, ma penso sia una buona idea approcciarsi allo shopping in modo più ragionato, rinunciando a prodotti di scarsa qualità che soddisfano solo momentaneamente la nostra “voglia di qualcosa di nuovo” a favore di capi e aziende che lavorano in modo più etico per tutti, compresi noi consumatori.

 

[*Se non lo avete visto, consiglio il documentario The True Cost su Netflix. Sconvolgente]

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