Outfit | denim e frange
È novembre, indipendentemente dal fatto che ci sia il sole o la nebbia siamo tutte autorizzate a indossare le calze coprenti senza sembrare fuori stagione. Dopo il periodo del cazzomimetto che intercorre tra la perdita dell'abbronzatura e i primi freddi, in cui le gonne sopra il ginocchio sono interdette (senza calze fa freddo, si vedono i peli e la cellulite, la calza velata oddio no e la calza color carne fa piangere Gesù), finalmente possiamo tornare a indossare le gonne corte. Che quest'anno vanno con gli stivali sopra al ginocchio, ve lo dico. Io ho appena fatto il mio ordine su Zalando (corri corriere, corri) ma nel frattempo ho rimesso i miei vecchi stivali in suede e ho inaugurato un abitino in denim preso a Dublino che non vedevo l'ora di indossare.
Grembiulino semplice ma caruccio, no? L'ho preso per la modica cifra di € 15,00 da Penneys, una catena irlandese super-low-cost che fa parte di Primark. In quel negozio ho visto prezzi che mai avrei ritenuto possibili: jeans a 8€, leggings a 4€ scontati a 2,50... ovvio, la qualità è quella che è e certe cose sono brutte come una punizione divina ma cercando si trovano anche pezzi carini. Però, a questi prezzi, come si fa a non pensare "come fanno??". Che poi lo sappiamo benissimo come fanno: dietro quegli straccetti si nascondono (neanche poi tanto) condizioni di vita al limite dello schiavismo in paesi lontani che faccio fatica a localizzare sul mappamondo. Sì, noi consumatori abbiamo il potere di scegliere e boicottare questi brand cattivoni e sfruttatori, per esempio acquistando capi più prestigiosi il cui prezzo dovrebbe garantirci tutta una serie di valori aggiunti. Ok, prima però andiamo a vedere l'ultimo servizio di Report sul lato oscuro della moda di lusso. Io davvero sono in imbarazzo, anche volendo dare seguito ai miei rigurgiti etici non saprei davvero dove guardare, senza contare che col mio budget e la mia propensione all'acquisto posso permettermi giusto il low cost o poco più, a meno di non fare una drastica scelta a scapito della quantità per la quale, sinceramente, non mi sento pronta. Già mi avete demonizzato i carboidrati, almeno lasciatemi il piacere dello shopping. La questione morale comunque è aperta e resta ancora da dirimere.
Un modo più etico di vivere la moda però può essere quello di rispettare ciò che compriamo conservandolo a lungo e riutilizzandolo per molto tempo. Come questo poncho di Sisley che porto con soddisfazione dal 2011 e che in questa stagione A/I 2014-15 di cappe, plaid e frange è ancora attualissimo.
Voi vi ponete mai questi problemi? Avete qualche soluzione che non sia cardarsi la lana in casa?










