Curvy, plus size e size diverstity
Qualche settimana fa l'Huffington Post ha pubblicato un interessante articolo sulle modelle plus size, che sembrano in via di estinzione. Non perché non esistano più belle ragazze formose, figuriamoci, ma perché le modelle richieste dalle case di moda per taglie forti sono sempre più magre e non assomigliano per niente al concetto di plus size che abbiamo in mente, e ancor meno assomigliano alle donne che poi i vestiti prodotti da quelle aziende se li vanno a comprare. Del resto, se pensiamo che una modella plus size porta la taglia 46 (o addirittura 44) ma è alta all'incirca 1.75 o anche di più, possiamo ben immaginare quanto risultino "diluite" le curve in cotanta altezza. Ma sono le aziende o il pubblico a non voler vedere modelle realmente plus size? La questione è aperta. L'articolo infatti nasce dall'esito di una sorta di sondaggio intrapreso da un marchio di abbigliamento "grandi taglie" che ha sottoposto ai fan della sua pagina Facebook (quindi uno specifico segmento composto di donne curvy e plus size) due diverse foto della modella Alex LaRosa tra cui scegliere la preferita per una campagna pubblicitaria. Nella prima foto Alex era fasciata in un tubino verde che metteva in mostra tutte le sue abbondanti curve, esaltate anche dalla posa sfrontata e sexy, nella seconda foto invece era più coperta e discreta, direi classica.
L'azienda era convinta che la prima fotografia avrebbe vinto a mani basse perché promuove un'immagine di grande consapevolezza e autostima, e invece il pubblico si è diviso a metà. Molte donne volevano vedere rappresentato l'orgoglio curvy ma altrettante si sentivano più vicine all'immagine "tranquillizzante", che mi sembra sia stata anche considerevolmente ritoccata per contenere le forme esplosive della modella. Questo risultato ci fa capire che il tema della size diversity (diversità di taglia) è più che mai attuale, perché i desideri delle donne non sono univoci: alcune cercano "modelli" a cui aspirare, che in qualche modo corrispondono ad un archetipo idealizzato (per es. in una società che promuove un ideale di bellezza associato alla magrezza preferiscono vedere dei modelli femminili che rispecchiano questo ideale), altre invece vogliono trovare dei modelli in cui identificarsi, quindi più vicini alla loro fisicità (credo che il successo dei blog curvy e plus size sia da ascrivere a questo tipo di atteggiamento).Non sarebbe quindi una grande conquista se le aziende produttrici di abbigliamento e i media abbracciassero questa innovativa filosofia? Perché limitarsi a presentare un unico modello femminile quando la bellezza ha così tante forme differenti? Perché suddividere in modo così netto le linee in taglie "regolari" e plus size, considerando spesso queste ultime come "sorelle povere" e prive di glam? Sarebbe davvero così difficile e anti-economico produrre le stesse tipologie di abiti in un range di taglie più vasto, per accontentare tutte le donne senza ghettizzarle in categorie di serie A e serie B? E che non ci vengano a dire che una donna curvy non è in grado di valorizzare un abito tanto quanto una modella magra, perché non è vero. Basta guardare questo servizio apparso nel numero di gennaio di Plus Model Magazine per rendersene conto:
Ecco gli stessi abiti indossati da forme fisiche diverse, in cui la maggior parte delle donne può identificarsi. Pensate solo a che iniezione di autostima e fiducia potrebbe essere per molte ragazze vedere rappresentata nel mondo della moda anche una fisicità più simile alla propria. A me piacerebbe vedere sui giornali di moda donne di taglia diversa in grado di rappresentare le infinite sfaccettature della bellezza, e a voi? Che opinioni avete al riguardo? Lo pensate possibile, auspicabile o è solo un'utopia?




