Anni '50
No, non mi sono votata al revival e non sto andando a una serie di feste a tema! In realtà sto frequentando un corso in cui affrontiamo cenni di storia della moda e vestirsi nel mood di un determinato periodo fa parte dei nostri “compiti per casa”. Divertente, no?
Questa volta è toccato agli anni ’50, periodo ben rappresentato da film e serie Tv come Grease e Happy Days. Credo che tutti noi abbiamo in mente deliziosi vestitini dalla vita strizzata, gonne ampie portate con camicette annodate in vita e i pantaloni capri al polpaccio, così come i jeans, le t-shirt e la giacca in pelle dello stile rockabilly, corredato dall’immancabile ciuffo a banana impomatato e lucido.
Anche in questo caso ci troviamo in un periodo post bellico, in cui l’Europa perde il suo ruolo centrale a favore di USA e Unione Sovietica. Lo stile di vita americano diventa il modello di riferimento per il mondo occidentale e ne influenza il modo di vestire e di vivere, il mondo del cinema, i balli e la musica: pensiamo ad Elvis Presley e al suo peccaminoso movimento di bacino, ma anche all’introduzione della televisione, del frigorifero e dell’auto come beni di uso comune (o quasi!). Accanto ai nuovi stili, più sportivi e informali, nati per la prima volta dalla strada e non negli atelier dei grandi sarti, resta comunque dominante la moda francese, soprattutto nella figura di Christian Dior, che con il suo “New Look” è il re incontrastato del periodo: vitino di vespa, busto strutturato e rigido (anche grazie a una lingerie contenitiva fatta di stecche, stringhe e materiali elastici), gonne ampie a ruota o strette a tubino.
Uno stile ben diverso da quello più semplice e lineare di Madame Chanel, che continua a proporre i suoi tailleurs dalla giacca senza collo con gonna semplice e dritta. Coco Chanel guarda con gran disappunto alla moda di Dior, considerandola rigida, scomoda e dispendiosa con i metri e metri di stoffa necessari ad aggiungere tutto quel volume alle gonne. Semplificando, possiamo affermare che Dior ingabbia nuovamente la donna, dopo che Coco Chanel la aveva liberata.
Ma basta fare la maestrina, eccovi la mia interpretazione di questo periodo:







