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I miei dubbi sulla campagna #ImNoAngel

Qualche giorno fa, come ogni mattina mentre faccio colazione, ho aperto Facebook e ho trovato la mia timeline piena di foto di belle donne formose in lingerie taggate con l’hashtah #ImNoAngel, non sono un angelo.

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Lingerie + angeli, il collegamento è arrivato spontaneo e immediato: ho capito subito che si trattava di una campagna (nella fattispecie ideata dal marchio plus size Lane Bryant) che voleva contrapporsi a quella di Victoria’s Secret e del suo “corpo perfetto”, rappresentato esclusivamente da modelle alte, longilinee e filiformi.

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Presa dall’entusiasmo, inizialmente volevo dare anch’io il mio contributo ma proprio mentre stavo per cliccare su “condividi” un piccolo tarlo mi ha bloccata. Così mi sono presa un attimo per indagare l’origine del mio disagio.

Intendiamoci, io appoggio le iniziative che promuovono l’idea di bellezza in tutte le sue forme perché davvero è arrivato il momento di ampliare l’orizzonte di ciò che è considerato convenzionalmente bello e tutto ciò che apre anche un piccolo spiraglio in questa direzione merita appoggio, ma in questo caso ho colto una nota che non mi appartiene. Quella negazione, quel “noi non siamo angeli” non trovo aiuti granché la causa, anzi, mi sembra che banalizzi il tutto come in una puntata di Ciao Darwin, grasse contro magre. E io amo i giochi di inclusione, non di esclusione. Ce la facciamo da sole a fare Eva contro Eva, ad essere nemiche delle altre donne, grazie. Basta leggere i commenti sotto alle foto di bellezze curvy o di modelle “regolari”: ogni sacrosanta volta leggo epiteti come “obese”, “questo non è sano”, “malate”, “balene”, “culone”, e sull’altro versante “anoressiche”, “scheletriche”, “le ossa sono per i cani la carne per gli uomini”… non ci servono campagne studiate ad arte per fomentare divisioni e creare campi contrapposti. Non siamo “noi” contro “loro”.

Ho come l’impressione che questa campagna aiuti di più il marchio Lane Bryant a farsi conoscere e far parlare di sé piuttosto che le donne a prendere vera consapevolezza di se stesse e del loro valore. Se poi le (o alcune) donne acquistano consapevolezza e fiducia grazie a questa campagna ben venga, ma una riflessione mi sembrava doverosa.

Così, visto che di marketing si tratta, io rilancio con una campagna che mi piace molto di più: #UseYourAnd di Venus Gillette (sì, i rasoi per noi femminucce).

You are warmth and wisdom. And grace and guts. No “ifs” or “buts”, just “ands”.
Siamo calore e saggezza. E grazia e coraggio. Nessun “se” e nessun “ma”, solo “e”.

Applicando questo concetto alla nostra tematica quindi possiamo “usare i nostri e” ed essere grasse e belle, ma anche magre e belle, o mature e belle, alte, basse e così via… senza contrapporci le une con le altre, senza screditare chi è “dell’altra squadra”. Rifiutiamoci di essere etichettate, facciamo un passo fuori dalla scatola dove ci infilano per definirci in tutti gli ambiti della vita (lavorativa, sociale, famigliare) compresa la bellezza, che è un concetto troppo complesso, elevato e sfaccettato per essere ridotto ad un solo parametro possibile. Nessun “se”, nessun “ma”, solo “e”.

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Campagna Dove per la bellezza autentica

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Diversity7

xoxo
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8 Responses
  • Paola
    aprile 12, 2015

    Quando ho visto questa campagna in rete ho pensato esattamente quello che hai scritto tu. Esaltare le donne in carne a discapito di quelle magre è una forma di body shaming identica al suo opposto. Trovo invece molto riuscita e condivisibile la campagna Dove, che include donne con forme abbastanza differenti tra loro.

  • divadellecurve
    aprile 13, 2015

    Io penso sia il limite di molto marketing, straniero e nostrano, di nicchia quello di giocare su esclusione ed inclusione, di creare fazioni e contrapposizioni per creare polemica e non costruire, far parlare di sé senza non dover cambiare in realtà nulla.

  • Matilde
    aprile 13, 2015

    bellissimo questo post grazie!!!!

  • Live from Hamburg
    aprile 13, 2015

    Non hai idea di quanto io sia d’accordo! Pensa a quanto sarebbe stato infinitamente meglio il tag #WeAreAngelsToo ! (Che peraltro nessuno ci vieta di lanciare…)
    Ora condivido subito questo tuo post, perché va letto.
    Baci!

  • Isa
    aprile 13, 2015

    Andrei anche oltre: può anche succedere di NON ESSERE BELLE affatto. Grasse o magre che si sia, può succedere di essere semplicemente scialbe, bruttine o anche decisamente racchie. Includete anche le brutte. Non siamo meno donne, non siamo meno persone. Si dà troppa importanza alla bellezza fisica, soprattutto femminile. È profondamente ingiusto, anche perché di solito non è un merito personale.

    • Paola
      aprile 14, 2015

      Brava Isa! Ma davvero hai tanta fiducia nell’intelligenza umana se pensi che si possa raggiungere un traguardo così elevato.
      E d’altronde eliminare le “fazioni” di cui parla la divadellecurve (persona bellissima e arguta che seguo e ammiro!) sarebbe la morte del capitalismo, quindi chissà…magari in un iniverso parallelo!

  • Paola
    aprile 14, 2015

    *universo

  • Aleksandra
    aprile 17, 2015

    Ciao Alessandra, ho trovato il tuo blog cercando qualche indicazione sulle Chie Mihara e mi sono imbattuta in questo tuo bel mondo. Pensa che giusto qualche giorno fa ho scritto un post con le idee molto simili alle tue, cioè che siamo tutte donne e abbiamo tutte il diritto di essere prese in considerazione dagli altri. Questo è nato un po’ anche “grazie” a migliaia di commenti offensivi nei confronti sia delle ragazze magre sia nei confronti delle ragazze formose che quotidianamente leggo sul web. Mi piace l’idea di #WeAreAngelsToo, ma mi piace ancora di più l’idea di un #IAmMe, senza che una donna debba essere in alcun modo etichettata. Se hai voglia di fare un salto ti lascio il link del post in questione, mi farebbe piacere un confronto con te. http://www.spuntinidiriflessione.it/2015/04/i-am-me.html
    Un abbraccio sincero
    Aleksandra

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