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Come reagire alle critiche sul nostro aspetto fisico quando provengono dalle persone che ci sono più care?

Qualche mese fa mi è capitato di assistere a una strana dinamica madre-figlia. L’ho raccontata su Facebook e ne è uscita una discussione che mi ha fatto capire quanto sia complessa la tematica del rapporto col proprio corpo e la propria famiglia, soprattutto per quanto riguarda il peso.

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Cliccando sulla foto potete leggere tutta la discussione sulla mia pagina Facebook

Oggi essere sovrappeso è considerata una “colpa“. Significa che non sei abbastanza forte da resistere alle tentazioni, che non hai sufficiente forza di volontà e autocontrollo di fronte al cibo, che sei pigro perché non vai in palestra e non ti prendi cura di te. Altrimenti saresti magra, ovvio. Per questo spesso le persone più vicine (genitori, famigliari, amici, fidanzato…) si sentono in diritto/dovere di “aiutare” con battute, critiche e commenti sull’aspetto fisico, senza rendersi conto che questo stillicidio di parole non aiuta affatto e anzi mina profondamente l’autostima.

Ho pensato potesse essere interessante approfondire l’argomento con un esperto e ne ho parlato con Susanna Murray, psicologa che, tra le altre competenze, è specializzata in disturbi del comportamento alimentare e dell’immagine corporea. Cambiare il comportamento degli altri nei nostri confronti è molto difficile, forse è meglio concentrarci su noi stesse e cambiare il nostro atteggiamento di fronte alle critiche. Vediamo come.

Ciao Susanna, grazie mille per esserti prestata a questa chiacchierata. So che hai seguito la discussione su Facebook e sono molto curiosa di conoscere la tua opinione professionale. Mentre assistevo a quello scambio di battute avrei voluto scuotere la figlia e urlarle “Che fai? Dai reagisci!” ma non credo sarebbe stato l’approccio più giusto. Come dovrebbe reagire una persona (in sovrappeso vero o presunto) che si sente attaccata, vittima di commenti e battutine? Spesso in simili frangenti ci sentiamo piccole piccole, impotenti e senza parole, non sappiamo come reagire e sviluppiamo vergogna, scarsa stima e aggressività…

Innanzitutto credo sia un aspetto fondamentale stabilire cosa voglia dire sovrappeso. Esistono tabelle nutrizionali che indicano se una persona sia in sovrappeso o meno, tuttavia esiste un’altra tabella del corpo ideale che è nell’immagine mentale di molte persone (e questa modalità di auto-esame davanti allo specchio appartiene in egual misura a uomini e donne ). Dico questo per spiegare che per molte persone il sovrappeso diventa un problema quando percepiscono il proprio corpo distante dal peso che vorrebbero avere.
In sostanza, per chi vive un profondo disagio con la propria immagine, il problema non è essere o meno in carne quanto avere un peso che non vorrebbero e di conseguenza percepirsi allo specchio come inadeguati rispetto alle proprie aspettative.

Quindi non è semplicemente una questione di bilancia.

Esatto. Avere di sé un’immagine positiva e amare il proprio corpo credo sia un percorso per qualcuno più semplice, per qualcun altro meno.
I bambini per esempio quando sono molto piccoli vivono il proprio corpo come luogo e strumento per entrare in relazione con il mondo: non si chiedono se siano magri o grassi perché non si vivono come inadeguati o adeguati, ma semplicemente amano vivere in pieno le sensazioni corporee (dal piacere del latte caldo che scivola in bocca alla sorpresa di ritrovarsi per terra dopo un capitombolo).

Ma allora la relazione con la nostra immagine dipende da come “veniamo guardate” dagli altri, in primis dalla nostra famiglia?

Ho visto che molte ragazze che hanno commentato il tuo post fanno ricadere la responsabilità del loro difficile rapporto con la propria immagine soprattutto alle critiche ricevute dai familiari più significativi. Io vorrei spezzare una lancia a favore delle mamme con alte aspettative che tendono a criticare le figlie. Spesso sono state anche loro bambine valutate in base alla capacità di rientrare dentro certe categorie di persona ideale: bambine “brave” a scuola, nelle attività sportive o artistiche, educate, obbedienti, senza tante esigenze, dolci e “belle”.
Quindi anche io nel mio lavoro spesso mi ritrovo ad entrare in famiglie dove ci sono generazioni intere di persone che si tramandano immagini idealizzate mai raggiunte e raggiungibili, e non mi riferisco solo all’aspetto fisico, ma all’immagine completa di un individuo.

È innegabile però che la relazione madre-figlia sia un nodo cruciale nello sviluppo psicofisico di una ragazza, anche in relazione alla percezione di sé…

Il rapporto tra madre e figlia è un rapporto davvero complesso: se la figlia ricerca un sostegno e un modello da cui prendere ispirazione, la madre desidera che la figlia possa in qualche modo realizzare quell’ideale femminile che vive esclusivamente nella mente della madre.
Purtroppo l’adolescenza porta la necessità da parte della figlia di “affrancarsi” dal modello materno per potersi sperimentare da sola, costruendo una nuova immagine: nuove amicizie, legami sentimentali con figura extra-familiari, scelte accademiche o lavorative seguendo i propri talenti, sperimentare nuovi abbigliamenti, tagli di capelli, ecc. Tuttavia per la madre non è sempre facile accogliere un’immagine “altra” che la figlia vorrebbe gestire in autonomia, distante da quella delle aspettative materne.
Questo passaggio piuttosto fisiologico nel rapporto tra madre e figlia a volte non viene gestito al meglio da entrambe e possono nascere come dei “nodi” che si possono trascinare anche per tutta la vita, andando a costituire delle dinamiche quasi “perverse” dove nessuna delle due è capace di staccarsi. Allo stesso tempo, il conflitto viene costantemente alimentato non tanto da liti esplicite, ma quanto da sottili ricatti affettivi e rivalse che passano anche attraverso il corpo.

Immagino che dinamiche di questo tipo abbiano bisogno di tempo per essere risolte. Però puoi darci qualche consiglio su come possiamo reagire quando veniamo criticate per il nostro aspetto fisico?

Come credo si sia già capito, nella buona parte dei casi ricevere commenti e sentirsi feriti e sconfitti dipende anche da come si vive la propria immagine.
Io credo che accogliere il proprio corpo come favoloso strumento per entrare in relazione con gli altri, con il mondo circostante e che ci permette di vivere le emozioni (perché le emozioni sono soprattutto sensazioni corporee: le farfalle nello stomaco, diventare rossi, il groppo alla gola, ecc.) sia l’unico modo per restare “centrati” su di sé e non delegare all’esterno il riconoscimento del nostro valore.
Tuttavia non è così facile: questo è spesso l’arrivo di un percorso di crescita personale, ricco di ostacoli e insicurezze che ciclicamente fanno capolino. Ma non credo neanche sia necessario essere “perfetti” da un punto di vista psicologico ma sia più importante essere consapevoli anche del fatto che il giudizio dell’amica del cuore, della mamma o del fidanzato, siano importanti. Se uno sconosciuto fa una battuta sulla circonferenza delle nostre gambe, se siamo abbastanza “centrate” ce ne importerà fino ad un certo punto, ma se la stessa osservazione la fa una persona significativa, a volte non si sa come difendersi e s’inizia ad ingoiare rabbia e frustrazione.

Esiste una formula infallibile per far fronte a queste situazioni?

Purtroppo non ci sono ricette magiche, ma un’unica cosa possibile: parlare.
Sì, esatto, parlare con il fidanzato, la mamma, le amiche e dire che quella battuta, quell’osservazione, quel commento ci ha ferito e non abbiamo ravvisato l’utilità di sentircelo dire.
Dichiarare che il rapporto con il nostro corpo è un tema su cui stiamo e vogliamo lavorare non vuol dire mostrarsi deboli o insicure, ma semmai poter affermare che volete rispettare le vostre emozioni e il vostro corpo e che giustamente lo pretendete anche dagli altri. Soprattutto da coloro che dicono che ci tengono a voi.

Siate voi le prime a ricordare che potete amarvi, così come siete, senza aspettare di dimagrire o d’ingrassare, di avere la pancia piatta o di smaltire la cellulite. Perché il corpo potrebbe cambiare e magari potreste anche un giorno raggiungere un obiettivo che vi eravate prefissate, ma il lavoro psicologico è più lungo e profondo e spesso non segue di pari passo le trasformazioni fisiche (e questo spiega, dal punto di vista psicologico, perché chi perda peso rapidamente spesso lo riprenda quasi subito: il disagio non è nel corpo ma nell’immagine psichica di sé che si è costruita dentro di noi). Quindi investite il tempo nel godervi un gelato, una passeggiata al mare, un corso di ballo o un abito che vi piace, senza attendere chissà quale giorno in cui avrete il corpo perfetto, perché probabilmente è già perfetto.

 

Questo discorso non potrebbe trovarmi più d’accordo. Voi cosa ne pensate, avete qualcosa da aggiungere?

xoxo
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10 Responses
  • Ila
    ottobre 1, 2014

    Cara Alessandra, ti leggo da molto ma non ho mai commentato prima. Di fronte a questo argomento pero’ ho sentito ancora tutto il dolore di una ferita aperta causata dalle infinite critiche di mia madre sul mio aspetto fisico, in particolare sul peso. fin da bambina, nonostante io non fossi sovrappeso, mi criticava in continuazione e mi faceva fare diete, non ti dico durante l’ adolescenza, diete su diete e io a mangiare i dolci di nascosto, un continuo perdere e riprendere peso fino ad ora, che ho 33 anni, e in sovrappeso lo sono diventata veramente. Ora per staccarmi e vivere la mia vita mi sono allontanata da lei 400 km, ma il dolore e la rabbia non mi abbandonano mai. Ti ringrazio per aver affrontato questo argomento e ti faccio i complimenti per ciò che fai.

    • Ale_verdementa
      ottobre 2, 2014

      Ciao Ila, le tue parole mi fanno capire quanto sia forte questo tema. Purtroppo la distanza fisica non serve a molto quando le ferite sono dentro di noi. Hai mai pensato di fare un percorso psicologico? Secondo me ti può aiutare tanto…

  • nina
    ottobre 2, 2014

    Quanto è difficile riuscire ad accettarsi sempre e in ogni situazione.
    grazie per questo post.
    Nina.
    http://ninaeleo.blogspot.it

  • Laura
    ottobre 3, 2014

    LA CATTIVERIA DELLE PERSONE A VOLTE è INFINITA.
    MOLTE CRITICANO SOLO PER INVIDIA!

    LA QUALITà CHE PIù FA LA DIFFERENZA è IL CARATTERE, NON DOBBIAMO MAI DIMENTICARCELO!
    http://www.agoprime.it

  • Laura
    ottobre 3, 2014

    Io avevo attraversato indenne l’età dell’adolescenza in cui tutti hanno complessi senza odiare il mio aspetto morbido, poi il mio fidanzato e marito è riuscito a demolire
    l’autostima che avevo nei confronti del mio aspetto e oggi anche se separata (per altri motivi) nonostante razionalmente mi sforzi di valutare obiettivamente il mio fisico resta il tarlo che come diceva e dice tutt’ora lui “a tutti gli uomini piacciono le donne magre,
    massimo taglia 42, poi si sa ci si deve accontentare”

  • Silvia
    ottobre 7, 2014

    Laura, credimi se ti dico che a tuo marito non piacciono le donne, ma gli uomini.
    Nessun uomo eterosessuale direbbe mai che agli uomini piacciono le donne magre, giusto agli stilisti (gay) piacciono. Quindi direi che ti sei data una grande salvata a separarti 🙂

  • Viaggiatrice
    ottobre 8, 2014

    L’importante è stare bene con se stessi e crederci davvero.
    Tutto il resto è noia!

    • Ale_verdementa
      ottobre 8, 2014

      Dici? Mi sembra un po’ semplicistico come approccio…

  • Agoprime
    ottobre 14, 2014

    grande post!!
    http://www.agoprime.it

  • divadellecurve
    novembre 19, 2014

    io sinceramente differenzio molto, un po’ tutti in questa società siamo abituati senza rendercene conto alla critica sull’aspetto, ma un conto è il parente o il compagno che lo usa come arma contro di te in modo volutamente offensivo e un conto è quello che ti dimostra il suo amore e può cadere talvolta nelle trappole della mentalità della nostra società. In senso generale dovremmo essere tutti più consapevoli di come ci esprimiamo rispetto all’aspetto altrui, ma io ho conociuto dinamiche molto malate e posso dire che quelle hanno un effetto più devastante e deleterio. A casa mia siamo tutti cresciuti con una nonna regina del body shaming come arma manipolatoria, più di una persona cresciuta direttamente da lei ha sofferto in forma grave di disturbi alimentari per questo. Io non ho attaccamento affettivo a questa persona, eppure ha influito molto profondamente nel modo in cui ho percepito il mio corpo dall’infanzia. Non è l’unica che nella mia famiglia ha usato il body shaming così. Comunque se in passato mi è capitato di conoscere uomini (e ce ne sono) che usano questa dinamica con la compagna, ovvero in modo manipolatorio vistoso, io mi allontano. Di recente è capitato a me e a mia madre di ospitare un lontano parente per alcuni giorni e lo abbiamo fatto con molta cura, io ho dormito sul divano per lasciare a lui e la moglie la mia stanza. Dopo il soggiorno ha scritto una mail senza nessun rinfraziamento ma solo dicendo che eravamo troppo ingrassate e dovevamo fare la dieta. Noi abbiamo sofferto molto ma dopo qualche giorno ci siamo rese conto che avendo avuto un aneurisma questa persona era molto cambiata, però non siamo rimaste con nessun rancore dopo che è sbollita perché le sue critiche erano fatte per mancanza di tatto ma senza intento manipolatorio particolare, non almeno nei nostri confronti.

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