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Di vintage e riflessioni sul low cost

Questo fine settimana si è tenuto a Padova il Festival del Vintage e sono ritornata con molto piacere a visitarlo (qui il post dell’edizione 2010).
Manifestazione divertente, giocosa, interessante anche per chi come me si avvicina al vintage un po’ da profana, con molta curiosità e poca conoscenza.

Arti di Scarti. Interessante (e un po’ inquietante) esempio di arte di recupero.
Librini carini! Mi piacerebbe imparare ad acconciarmi i capelli “come una volta” ma credo di essere troppo imbranata per riuscirci con risultati apprezzabili!

Il vintage offre sempre degli spunti di riflessione.
Innanzitutto capire cosa è vintage e cosa è semplicemente vecchio. Come 2 anni fa, io qui ho visto molto 2nd hand. Il vintage, a mio avviso, si caratterizza non solo per appartenenza ad epoche passate ma anche e soprattutto per la qualità: di materiale, taglio, accuratezza dei particolari, durata. Insomma, per me un pulcioso maglione sintetico degli anni ’70 non è vintage, è banalmente vecchio.
E poi mi porta a riflettere sul vintage che stiamo preparando per il futuro… Si, perchè quello che compriamo oggi sarà il vintage di domani. Ma mentre gli armadi e le soffitte delle nonne e delle nostre mamme sono pieni di tesori, i nostri di cosa saranno pieni? Di stracci low cost? Di made in China di poliestere?

Proprio riguardo a questo, ho letto un articolo molto interessante su Velvet di ottobre:

Il testo, scritto da Serena Tibaldi, presenta il libro Overdressed della giornalista americana Elizabeth L. Cline, che bel giorno, dopo aver comprato 7 paia di ballerine a 7€ ciascuna, si è messa a riflettere sul perché di certi acquisti fatti solo sull’onda del “costa poco” e sulle conseguenze di un simile comportamento. Ne è nato un libro che cerca di far luce sul prezzo che la società sta pagando per la moda low cost.
Vi riporto fedelmente alcuni passi dell’articolo, che vi invito a leggere per intero.

  • Il pubblico oggi crede che il prezzo corretto di un capo sia sempre quello più basso, e non sa più riconoscere la qualità. O meglio, non gli interessa. Pazienza se i ricami sono applicati con lo scotch, a contare è la novità. Tra web e social network i trend si consumano in poche settimane […]
  • C’è chi non perde neanche tempo a “creare” e fa copiare all’estero (non in Cina, dove i costi ormai sono troppo alti) pezzi di altri marchi per pochi spiccioli. Quindi, plagio e sfruttamento dei paesi in via di sviluppo, dove il compenso mensile di un sarto è di 43$ contro i 1.600 degli USA. 
  • Ci sono poi gli effetti indiretti, come il fatto che il poliestere sia la fibra più usata: certo, non è la gente a richiedere tessuti sintetici e inquinananti, ma se si vogliono top di “seta” a 5$, questa è la via.
  • Per non parlare dell’ambiente. Miasmi delle lavorazioni a parte, l’Occidente è sommerso di abiti: delle 5 tonnellate di vestiti raccolti ogni giorno dall’Esercito della Salvezza, solo 11.200 pezzi vengono tenuti. Il resto? Stracci. 

C’è di che pensare, non trovate? Il problema a me si è posto aprendo il mio negozio online: mi sono accorta che la qualità costa (ah, che scoperta!) e ho iniziato a guardare con occhi diversi i prodotti delle catene a basso costo. Dove continuo ad acquistare, sia chiaro, ma in modo meno dissennato di quanto facevo prima, complice anche la crisi che dovrebbe renderci tutti un po’ più oculati nelle spese. Di soldi ce n’è pochi e io preferisco spenderli bene!

Non trovate questi spunti molto interessanti? Avete voglia di scrivermi la vostra opinione?

PS: Volevo salutare e ringraziare tanto una mia lettrice che ieri mi ha fermata al Vintage Festival per farmi i complimenti sul blog. Mi sono tanto emozionata, scusami se non ho saputo dirti niente di brillante ma sappi che mi ha fatto un immenso piacere conoscerti!

xoxo
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25 Responses
  • Laura
    settembre 17, 2012

    Mia cara concordo in tutto e per tutto con le tue riflessioni e da parte mia sto tentando per quanto possibile di comprare:<br />1. Capi meno modaioli possibile, ho deciso di puntare su cose semplici,lineari, di buon taglio.<br />2. Tessuti naturali, non ne posso più, soprattutto in estate, di roba sintetica che si appiccica e puzza<br />Per quanto riguarda il vintage, ci sono cose bellissime

  • Brunhilde
    settembre 17, 2012

    Sono completamente d&#39;accordo con la giornalista, e mi dispiace dovermi contentare solo di quest&#39;estratto, visto che qua in Germania Velvet non si trova.<br />Che poi, suvvia, un&#39;imitazione resterà sempre un&#39;imitazione e si vede benissimo: la vestibilità è diversa e la durata è brevissima. Molto meglio risparmiare per qualcosa di qualitativamente superiore. Infine: che gusto c&#39;

  • ELENA
    settembre 17, 2012

    Mi hai fattop riflettere con questo articolo, è vero la qualità si paga, infatti io di solito quando devo fare un investimento ad esempio un cappotto, dei jeans da poter usare sempre, delle buone scarpe e così via guardo alla qualità e spendo anche quel che c&#39;è da spendere. Per il resto con la crisi che c&#39;è guardo le vetrine e vedo una camicetta di poliestere che da una parte costa 40

  • Eva
    settembre 17, 2012

    Guarda, hai davvero ragione… ma credo anke ke ognuno debba vestirsi secondo le proprie possibilità… se nn posso permettermi una borsa di pelle ke costa 200 euro pazienza ne prenderò una, sempre di pelle, che ne costa 80 (tanto sempre di pelle si tratta). Il punto è che a volte le cose seppur buone vengono vendute a prezzi troppo esosi perchè ci vengono ricaricate su le spese : stipendio

  • Piperpenny
    settembre 17, 2012

    Piper-madre mi ha insegnato due cose:<br />1. Controllare SEMPRE l&#39;etichetta della composizione fi un capo e acquistare fibre il più naturali possibile.<br />2. Con la stessa spesa puoi scegliere un capo di buona qualità che dura anni o 10 pezzi che dopo due giri in lavatrice saranno defunti. La prima è la scelta vincente.<br />Sono regole che non sempre riesco a seguire, visto che spesso mi

  • LaDivaDelleCurve
    settembre 17, 2012

    che bello vedersi ogni tanto spero anche la prossima volta avremo un po&#39; più di tempo, comunque trovo questo tuo spunto utilissimo. L&#39;altro anno ho fatto lo stesso commento sul festival, nei workshop ti parlano di cos&#39;è il vero vintage e poi la merce esposta non sempre ci si attiene, complice anche il fatto che la gente non se ne intenda e che questi espositori pagheranno parecchio

  • Ms. Bunbury
    settembre 17, 2012

    Ciao bella!!!! Ottime riflessioni, che condivido. Anche io sono un pò profana del vintage, non me ne intendo affatto. Ma quella volta in cui ho acquistato su ebay tale borsa vintage di Pollini, che mi è arrivata tutta appiccicosa che pareva essere stata estratta dal cassonetto della spazzatura, beh, molto vintage non mi è sembrata. Concordo anche io che una certa qualità dovrebbe essere

  • Daniela
    settembre 17, 2012

    Interessanti queste considerazioni anche perchè secondo me riguardano una disciplina complessa. Ogni volta che ci troviamo davanti ad un abito e stiamo pensando di comprarlo quello che mettiamo in atto è una pratica di &quot;estimo&quot; ossia pensiamo quale sia il giusto valore da assegnare all&#39;oggetto. Oggi il livello di istruzione è tale che sappiamo che dobbiamo dare un valore non solo al

  • donnaimperfetta79
    settembre 17, 2012

    di lavoro vendo borse sul mercato.sapete quante donne mi chiedono se vendo borse di pelle a 20 euro?prezzi che nemmeno i cinesi posson fare!ho delle borse di pelle stupende,alcune fatte a mano e disegnate da me,ma non si possono comprare a meno di 80-120 euro!!!!la buona manifattura e il buon pellame costa!!!!!!

  • Alessia Canella
    settembre 17, 2012

    meravigliose le tue osservazioni. <br />Io credo che per acquistare il vintage bisogna avere anche una certa &quot;cultura&quot; . Cmq c&#39;ero anch&#39;io al Festival e ho partecipato ad un workshop molto interessante, ti aspetto nel mio blog così puoi leggere anche il mio punto di vista <br /><br /><br /><a href="http://www.styleshouts.com&quot; rel="nofollow">Style shouts</a><br />

  • Ely
    settembre 17, 2012

    Chissà che bello che dev&#39;esser stato!<br />E comunque ci credo che ti sei emozionata ai complimenti, fà piacere e poi te li meriti!

  • giulia
    settembre 17, 2012

    Anch&#39;io ho deciso di ridurre gli acquisti low cost e puntare sulla qualità. Certo, le tentazioni ci sono sempre ma riesco a trattenermi (quasi sempre),ora apprezzo di più una cosa ben fatta, con tessuti non sintetici e preferisco avere meno cose ma &quot;speciali&quot; piuttosto che comprare a man bassa solo perchè costa poco.

  • Torino Style
    settembre 17, 2012

    Interessante questo festival del vintage! Sono d&#39;accordo con te, spesso il termine vitage è utilizzato per indicare vecchiumi assortiti oppure capi firmati il più delle volte super – super cari. Mi è capitato spesso di trovare dei capi vintagi cari quanto un equivalente nuovo (e non sto parlando di abiti da red carpet). Alla fine capi vintage carini a prezzi abbordabili li trovo solo all&#39;

  • Miria - Plus... kawaii!
    settembre 17, 2012

    Mannaggia, quei libri mi sono sfuggiti!<br />Il workshop di stile è stato molto utile per me per capire cosa è vintage e come riconoscerlo, e in effetti alla base di tutto c&#39;è la qualità.<br />Per quel che mi riguarda cercherò di orientarmi in futuro nel compromesso: per le mode del momento (borchie, fluo, tagli astani, quelle tendenze che rimangono si e no una stagione) mi butto sul low cost

  • Miria - Plus... kawaii!
    settembre 17, 2012

    p.s. e non sapevo ci saresti stata, mi ha fatto piacerissimo rivederti! &lt;3

  • Giada Straci
    settembre 17, 2012

    Quanto avrei voluto partecipare anch&#39;io!!! Mi piace il vintage, anche se un po&#39; meno di qualche anno fa! Di sicuro però mi sarei divertita.. uffi!<br /><br />cmq è forse la prima volta che ti visito! Sono una tua nuova follower.. :D<br /><br />thedemetrastra.blogspot.it

  • Pamy
    settembre 17, 2012

    Bellissimo!!

  • Federica
    settembre 17, 2012

    Premettendo subito che sono una grande fan soprattutto di Zara, ti do completamente ragione che la qualità&#39; costa pero&#39; a volte anche il capo fatto bene, particolare e di buona qualità&#39; e&#39; venduto a un prezzo eccessivo per il suo vero valore e quindi la gente opta per il low costs. Quindi sarebbe bello soprattutto in tempo di crisi come questo che le aziende &quot;pesassero&quot;

  • Bri
    settembre 18, 2012

    Proprio oggi ho comprato camicetta sintetica con borchiette attaccate con lo scotch. E devo dire che, prima di leggere questo post e farmi assalire dal senso di colpa, mi sembrava anche un ottimo acquisto… 😉

  • the style help
    settembre 18, 2012

    bel post, condivido tutto.<br />io, da schiava delle catene low cost, sto cercando di imparare a contenermi, sto cercando di mettermi in testa che è meglio acquistare meno ma di qualità. Sulle scarpe ci sono riuscita, complici un paio di piedini delicati e propensi alle vesciche. Risultato raggiunto sui capispalla, il resto è work in progress. Lavorando nella moda, vedo i ricarichi ed i costi di

  • TRENDHUB - Elisa
    settembre 18, 2012

    Una bella, bellissima riflessione. La condivido in pieno, e proprio pochi minuti fa ho commentato un blog parlando del low cost, nel beauty però, dove spesso lasciamo la qualità da parte per comprarci l&#39;ultima tonalità di smalto o ombretto, senza pensare a cosa ci stiamo per mettere sulla nostra pelle e le nostre unghie. Purtroppo è vero, nel mondo dei social, del web e delle fashion blogger,

    • Anonymous
      settembre 19, 2012

      Beh, Trendhub, è proprio nel mondo beauty che spesso e volentieri l&#39;equazione prodotto costoso=prodotto di qualità viene smentita…ci sono mille porcherie in profumeria, che costano un botto e non contengono nulla a livello di attivi seri…solo siliconi, parabeni &amp; co. 🙂 (non sono una fanatica dell&#39;ecobio, ma per certi prezzi voglio qualcosa che funzioni davvero)<br />M.

  • Annastella
    settembre 18, 2012

    Eh si.., arrivi proprio al momento giusto! quello del cambio stagione in cui non ho nulla da indossare..( capita?) ed in cui ..ahime&#39; tenti di comprar qualcosa…e…..dilemma: costo alto = un solo abito o …prezzo basso = piu&#39; abiti ? .boh…….e poi.., il vintage., conviene davvero&#39; ? me lo chiedevo ieri,…visitando un negozio aperto da poco nella mia citta&#39;…….vintage

  • Susanna Murray
    settembre 18, 2012

    Ciao!<br />Ti seguo da pochissimo, ma mi piace molto il modo semplice e diretto con cui scrivi.<br />Sono d&#39;accordo con il fatto che è meglio il poco di qualità che il tanto scadente.<br />In fondo, chissà che questa crisi economica non ci aiuti a ritrovare il valore delle cose..un po&#39; tutte ;)<br />Un saluto

  • Mari
    settembre 19, 2012

    Sul vintage sono come te, curiosa! E mi piacerebbe saperne di più! Ho appena letto un libro su Kate Moss che è maestra nel reinterpretare il vintage e renderlo più attuale delle collezioni di stagione! Sul low cost sono anch&#39;io più accorta di prima. Compro spesso da Zara H&amp;M Mango… ma sto attenta a non portarmi a casa degli stracci! Sono molto esigente sulle borse… un abito di H&amp;M

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